Saturday, October 11, 2014

Temino


TEMINO:
Parla di cosa vuoi fare da grande. Giustifica le tue risposte. Utilizza il tempo futuro ed il condizionale.

SVOLGIMENTO:
Da grande io vorrò fare il bene della gente. Vorrei diventare il Sovrano del mio Regno. Mi piacerebbe essere ben voluto dai miei cittadini, aiutarli nelle piccole cose. Troppo spesso sento i miei genitori lamentarsi dei problemi, dei soldi che mancano, ecco, io non farò mai parlare male di me.
Se dovessi diventare il capo, combatterei le ingiustizie. Aiuterei le popolazioni vicine, facendole entrare nel mio regno. Il simbolo del mio gruppo sarà il sole, perché è un astro che ci dà la vita, anche se noi uomini non ce ne accorgiamo.

Le strade saranno piene di simboli del sole, per ricordare a tutti che il sole sorge sempre, anche nel cattivo tempo. Quando i miei cittadini mi vedranno vicino al sole saluteranno fieri, contenti.
Quando sarò grande mi vestirò in modo buffo, così che tutti guardandomi penseranno: “che persona allegra quel Sovrano là!”.
Nel mio Paese non esisteranno sfruttatori, tutti quelli che vorranno fare del male ai miei cittadini verranno cacciati via, oppure messi ai lavori forzati. Le ricchezze fatte sfruttando i miei cittadini saranno sequestrate e rese al mio popolo, perché io sarò un Sovrano giusto. Sarò anche capace di andare in guerra pur di aiutare il mio popolo, e non mi darò mai per vinto a costo della vita.
Lo so che io sono solo un bambino con delle belle idee, e lo so che quelli che comandano non mi faranno mai essere il capo, per questo credo che dovrei prima trovare i miei alleati da tutte le parti per fare un’unica coalizione di gente che ama il proprio Regno ed il proprio popolo.
Come tutti i Sovrani, ci saranno persone che non mi capiranno e penseranno male di me. Ma io li inviterò a far parte del mio regno, e farò capire loro che il mio sarà un regno felice per i giusti e violento con gli ingiusti.
Questo è quello che vorrò fare da grande.

Adolf H., Fischlham 1899

Thursday, October 2, 2014

Il vuoto che avanza/ Fusa

Scopro oggi di aver aperto in passato un blog dal nome "ilvuotocheavanza" e non averlo mai utilizzato.
La cosa non mi spiace, inoltre dovrei lavorare, ed avevo proprio terminato le distrazioni.
Mi chiamo Giuseppe Tomasi. Ho un quasi omonimo autore di un bel romanzo chiamato "Il Gattopardo".

Mi piacerebbe un giorno scrivere una raccolta di racconti brevi: ho sempre adorato i racconti brevi, la loro immediatezza, la necessità di avere una prosa asciutta e priva di fronzoli per poter ottenere la "sorpresa" finale (che non è per forza un colpo di scena che va tanto di moda nella narrativa contemporanea) entro poche righe o poche pagine.
Gli autori di racconti brevi che preferisco sono Lovecraft, Poe, King, Kafka e Pirandello. Ognuno di loro ha saputo dare al genere un'innovazione particolare: le storie di Kafka così paradossali e spesso senza apparente conclusione; il romanzo gotico di Poe con i suoi cliché e quello di Loveraft barocco e fuori dal tempo; Pirandello con le sue prose crude e le sue descrizioni di una natura violenta che si abbatte senza pietà alcuna sui deboli come sui potenti; infine le storie di King, il più classico dell'elenco, ma piene di cultura Americana e richiami ai narratori classici del suo Paese. Hanno tutti mosso in me qualcosa, mi hanno fatto riflettere, tremare e sorridere.
Ho sicuramente lasciato fuori molti altri autori che adoro (al volo ricordo Bukowski, Pancake, Benni, Asimov), ma sono sicuro che le loro raccolte hanno avuto un ascendente sulla maniera che ho acquisito di raccontare storie.
Spero di mandare avanti questo progetto, anche se sporadicamente, e di non abbandonarlo come le migliaia di iniziative pensate, iniziate e poi dimenticate in qualche limbo, perché una delle mie specialità è proprio quella di iniziare qualcosa e non portarla a termine.
Come primo racconto ho il piacere di condividere un esperimento molto breve, a dire il vero pensato per essere condiviso su facebook. L'ho elaborato di notte, mentre perdevo tempo davanti al PC (perdo molto tempo io) e il mio gatto dormiva ai miei piedi. Non è particolarmente innovativo, ha lo schema classico dei racconti horror che i giovani escursionisti si tramandano intorno al fuoco con una torcia puntata al mento, ma spero che la scelta del soggetto sia di vostro gradimento.
Buona lettura.


Giuseppe Tomasi

Fusa

Mi sveglio nel cuore della notte con una sensazione di ansia. Il gatto dorme ai piedi del letto, non lo vedo con questo buio, ma sento il suo respiro tranquillo, il suo calore, il suo peso. Le coperte sono intrecciate, devo aver fatto brutti sogni. Accarezzo il gatto, che mi lecca la mano, mi sbava con la sua saliva densa, mi fa le fusa, delle fusa lunghe, lente, rilassanti.
Non riesco più a riprendere sonno. Mi alzo e vado in cucina, ripetendo movimenti che ormai conosco a memoria.
Prendo il bicchiere ed apro il frigo per versarmi dell'acqua fresca. La luce illumina la sedia. Il gatto è là, addormentato come l'avevo lasciato la sera.
Dalla mia camera si ode un ringhio profondo, demoniaco. Due occhi gialli percorrono il corridoio come un lampo.
Cade il bicchiere, si frantuma in mille pezzi, il gatto scappa sotto il tavolo mentre il mio sangue carminio scorre sulle maioliche bianche.